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Rassegna stampa CLU
Dal 20 gennaio al 2 febbraio 2009

Chi si ferma è perduto!


«L’Europa vuole l’esclusiva sui diritti umani», Libero, M.C., 29.01.09.
«I diritti umani sono una questione europea. Non degli Stati. Così almeno stabilisce una recente quanto inosservata risoluzione del Parlamento continentale (14 gennaio 2009). A portarla all’attenzione dei media è stata due giorni fa Marta Cartabia, tra i più importanti studiosi di diritto. Il documento presenta due fronti scivolosi per quanto riguarda possibili conseguenze negli ordinamenti statali: la risoluzione “deplora che gli Stati membri continuino a sottrarsi ad un controllo comunitario delle proprie politiche e pratiche in materia di diritti dell’uomo e cerchino di limitare la protezione di tali diritti a un quadro puramente interno”. […] La seconda novità è l’accento sul rispetto dei diritti. Il Parlamento infatti “sottolinea che gli Stati membri e l’Unione Europea dovrebbero garantire una vigilanza qualificata, in termini sia di norme che di prassi, sulle condizioni di vita in dette istituzioni chiuse”. Mistero su una più dettagliata specifica di questa perifrasi, ma non è difficile pensare che nel lemma possano rientrare, per esempio, scuole, ospedali, associazioni, chiese, la stessa famiglia. Che il problema rischi di portare a conseguenze serie lo rilevava ieri anche Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento Europeo del PdL e di recente nominato Rappresentante personale della presidenza dell’Osce contro razzismo, xenofobia e discriminazione. […] “L’intenzione è quella di minare la capacità di conrtrollo sui diritti da parte degli Stati che dovrebbero così smettere di occuparsi di diritto alla salute, di famiglia, di previdenza sociale. Mediante un’operazione esclusivamente politica si cerca di imporre il rispetto di ideologie di parte anche alle chiese, alle comunità religiose, alle famiglie, secondo un’opera di propaganda che ricorda metodi e prospettive dei peggiori totalitarismi”.»

Commento
In Europa è stata assunta una decisione importante. Il riferimento è alla risoluzione che il Parlamento Europeo, nell’assoluto silenzio dei maggiori quotidiani nazionali, ha approvato il 14 gennaio scorso sul “controllo comunitario” delle politiche nazionali in materia di diritti dell’uomo.
Di che si tratta? Il problema è il seguente: è assurdo, si dice, che se in Spagna o in Olanda sono garantiti certi diritti, in Italia o in Polonia quegli stessi diritti siano negati. Bisogna armonizzare. Ecco, allora, che il Parlamento Europeo, con la risoluzione del 14 gennaio, pone le basi per parificare d’ufficio le velocità dei diversi paesi e delle diverse istituzioni nella corsa verso i “nuovi diritti”. Così, chi non ritiene – sia esso lo Stato o altra specie di “istituzione chiusa”: scuole, ospedali, associazioni, chiese o la stessa famiglia – che l’aborto o l’eutanasia siano una conquista deve essere messo nelle condizioni di non nuocere. Oppure, altro esempio, se la Chiesa non ritiene che le donne possano fare anche i preti, occorre che detta “istituzione chiusa” sia costretta a rispettare il diritto fondamentale a non essere discriminati in base al sesso. Oppure ancora, se una scuola cattolica assume solo insegnanti in linea con la propria impostazione educativa, dovrà, al contrario, cominciare ad attingere alla lista degli abilitati senza distinzione alcuna, ovvero senza discriminare in base al credo. Dunque, bisogna entrare nelle “istituzioni chiuse” per vigilare sulla piena osservanza dei “nuovi diritti” (innanzitutto il diritto alla autodeterminazione dell’individuo e alla non-discriminazione in relazione al sesso, all’orientamento sessuale e alla razza), seguendo l’esempio delle nazioni più “avanzate”. Nessuno può restare indietro. L’omologazione è d’obbligo. La chiamano “armonizzazione”. Se ci sono paesi “non allineati” nel riconoscimento dei “nuovi diritti”, perché hanno tradizioni che ancora resistono, bene, si proceda a spezzare le resistenze.
Se vale ancora l’antico adagio: “Uomo avvisato, mezzo salvato”, si può dire che giudicare, cioè aprire gli occhi, è l’inizio della liberazione.

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