UNIVERSITÀ: DI COSA SI TRATTA
«Tutti in aula, lezioni affollate negli atenei della protesta», Lucia Esposito, Libero, 17.10.2008
«Un’università normale, dove tutto si svolge secondo le regole accademiche, oscurata, anzi cancellata dalle cronache di questi giorni sulle proteste contro la riforma del ministro Gelmini e i tagli della legge 133. […] Ci sono quelli che si mobilitano, che okkupano e che manifestano ma ci sono centinaia di universitari che invece di seguire i cortei seguono i corsi, che non fanno notti bianche contro il ministro dell’istruzione Gelmini ma notti in bianco per studiare, che prendono la parola per fare domande ai prof. E non comizi da politici, che non memorizzano slogan da urlare in piazza ma si concentrano sugli esami da preparare. Queste, però, sono scene da un’altra università, quella che molti preferiscono non vedere».
«Quelli che vogliono studiare: “Ma non ci rispettano”», Silvia Mastrantonio, Quotidiano Nazionale, 24.10.2008
«Christian studia scienze della comunicazione [ndr. alla Sapienza]. Lui il coraggio lo ha trovato ed è andato fino al Rettorato per chiedere il rispetto dei diritti dei tanti che vogliono studiare. Il suo tragitto si è arenato negli uffici dove gli hanno risposto: “Occupare è legittimo”. E studiare no?».
«Tagli, stipendi a rischio ma una riforma serve», Mariolina Iossa, Corriere della Sera, 20.10.2008
«Credo di poter dire che la gran parte del mondo accademico si rende perfettamente conto che non si può più restare fermi, l’università ha bisogno di interventi di riforma – risponde il rettore della Statale di Milano, Enrico Decleva che è anche presidente della Conferenza dei Rettori –. Noi non solo non li rifiutiamo ma li richiediamo. […] Sarebbe autolesionista per un rettore volere il blocco della didattica. Io non ne conosco di favorevoli. La nostra azione e la nostra protesta sono rivolte a far funzionare l’università, non a metterla ancora più in crisi. Il blocco della didattica sa di già visto. Chi pensa di cavalcare la protesta per ragioni sue, non pensando alle conseguenze, sbaglia».
«La minoranza rumorosa va in piazza, le aule restano piene», Il Fogli, 18.10.2008
«All’ora di pranzo ieri in Statale i rappresentanti di Lista Aperta Obiettivo Studenti hanno organizzato un incontro informativo sui tagli previsti dal decreto. Perché non è vero che chi non protesta sia supinamente allineato alla linea ministeriale: “Non difendiamo a priori nessuno – spiega uno fra i promotori dell’incontro – anche noi siamo preoccupati del futuro dell’Università, ma siamo contrari a forme di protesta violente ed estranee. L’Università si ricostruisce dall’interno”. La stessa idea che ha il presidente del Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio [ndr CLDS], Stefano Verzillo, studente di Statistica all’università Bicocca di Milano. Verzillo ricorda come “in tempi non sospetti” avesse criticato i tagli. Saranno infatti uguali per tutti gli Atenei, siano essi “virtuosi” o no».
Commento
Nelle ultime settimane leggendo i giornali si profilavano scenari da ’68: università occupate, lezioni sospese, assemblee in corso. Chi in università ci vive ha notato una strana discrepanza tra i fatti e le notizie. Un conto è quello che accade (in pochissimi atenei, circoscritti fenomeni di blocco della didattica, per lo più da parte di ricercatori o di gruppi di giovani, studenti e non, entrambi ultrapoliticizzati), un altro conto quello che dicono Corriere.it o Repubblica.it, per citare le testate più “impegnate” (“Da Milano a Roma, proteste a valanga”, “Scioperi e cortei l’Onda non si ferma”). Difficile, o forse troppo facile, dire perché così tanta differenza.
Paradossalmente a farne le spese è proprio l’università. La situazione, infatti, è preoccupante. Le cose non vanno ed è evidente agli occhi di tutti che occorre mettere mano ad un serio progetto di riforma dell’intero sistema. I tagli sanciti dalla legge 133, sulle cui modalità di attuazione occorrerebbe discutere (prendono di mira indistintamente atenei virtuosi e spreconi), rendono ancora più urgente un ripensamento profondo dei modelli organizzativi delle nostre università. Ma il pericolo più grave è che chi vuole veramente le riforme si trovi schiacciato nella morsa di vecchie contrapposizioni ideologiche, ostacolato da “forme di protesta che hanno altre motivazioni di fondo”, come ha di recente affermato il Prof. Enrico Decleva, Presidente della CRUI.
In questo momento, in cui alcuni perseguono più o meno cinicamente la logica del “tanto peggio, tanto meglio”, occorre difendere ad ogni costo, in opposizione a qualunque forma di sospensione dell’attività didattica, il diritto dei docenti a insegnare e degli studenti a imparare, affinché l’università continui ad essere il luogo dove si formano soggetti liberi e critici, unica vera risorsa di ogni cambiamento.
C’è da augurarsi che le autorità accademiche salvaguardino la volontà di quella stragrande maggioranza – per nulla silenziosa, sebbene sistematicamente tacitata – di docenti e studenti che intende continuare a lavorare e a studiare cercando di affrontare i problemi con strumenti e proposte capaci di entrare nel merito, nel rispetto e a vantaggio della libertà di tutti. A Governo e Ministro spetta la responsabilità di avviare, discutendo tali proposte, un processo di riforma che rilanci l’università. Quando si pota un albero è per farlo crescere, non per farlo morire.
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